I primi Chromebook sono usciti sul mercato mondiale nel 2011: all’epoca si trattava di poco più che laptop di fascia bassa.

A dispetto delle funzioni limitate un prezzo accessibile, una facilità d’uso e una relativa affidabilità, hanno sancito il successo di questi dispositivi. Dopo una lunga evoluzione, al giorno d’oggi questi device sono considerati una valida alternativa ai sistemi operativi di Microsoft o Apple.

Chromebook e i miti da sfatare

Durante questa evoluzione però, alcuni pregiudizi (o alcune caratteristiche legate ai primi Chromebook) continuano a essere rinfacciati dai detrattori di questi device. I più recenti Chromebook infatti, sono dispositivi decisamente lontani anni luce dai loro predecessori.

In questo articolo affronteremo e smantelleremo queste credenze popolari.

1- I Chromebook non funzionano offline

Già i primi Chromebook potevano compiere alcuni piccoli lavori offline, ma a causa delle SSD con poco spazio e una mancanza di app presenti materialmente sul dispositivo significava che senza una connessione non vi erano particolari margini di manovra.

Con il passare degli anni la situazione è cambiata… ma neanche così tanto. I Chromebook non hanno ancora tanto spazio di archiviazione, ma è comunque possibile installare parecchi app (sia Chrome OS che Android). I documenti di Google Docs o con Gmail, è comunque possibile effettuare anche un minimo di operazioni offline.

2- Si tratta di poco più di un browser

L’accusa che Chrome OS fosse fondamentalmente solo Chrome e poco altro, era forse valida fino al 2011. Google ha lavorato con grande attenzione negli ultimi anni per trasformare i propri dispositivi in qualcosa di più complesso.

Al giorno d’oggi puoi Puoi usarlo per eseguire la maggior parte delle app Android, incluse app come Microsoft Office, Photoshop, client di posta elettronica e browser alternativi: praticamente tutto ciò che puoi fare su un comunissimo tablet Android.

3- Si tratta di dispositivi di basso livello e costruiti con materiali economici

Molti Chromebook sono orientati al mercato low-budget e dunque pagano ciò a livello di componentistica: spazio su disco, RAM e CPU sono spesso sacrificati sotto questo punto di vista.

D’altronde sarebbe assurdo aspettarti che una macchina da meno di 200 euro possa eseguire rendering video di altissimo livello. Fortunatamente, però, ora puoi scegliere di pagare un po’ di più per un setup più performante.

Esistono infatti anche Chromebook da ben più di 1.000 euro, con 16 GB di Ram e 500 GB di spazio d’archiviazione. Come per qualunque altro tipo di dispositivo, la qualità si paga: se si vuole risparmiare, è naturale che il dispositivo in questione non sarà un mostro di pura potenza.

4- Chrome OS non è un vero sistema operativo

Se parliamo di ciò che era il sistema operativo in questione nel 2011, non si può dar torto ai detrattori, trattandosi di un OS a dir poco scarno.

A distanza di 7 anni però, Chrome OS ha fatto dei passi da gigante grazie al suo graduale avvicinamento ad Android. Con alcune accortezze, è ormai possibile eseguire anche software Windows su questi device e, nelle prossime versioni del sistema operativo, sarà anche possibile emulare Linux con un apposito software… sotto questo punto di vista, Chrome OS si è ormai dimostrato un OS di alto profilo.

5- Lo spazio di archiviazione è scarso

Questa può essere una critica piuttosto fondata. Un sacco di Chromebook a basso budget hanno ancora SSD da 16 o 32 GB, anche se i 64-128 GB stanno diventando più comuni e i modelli di fascia alta vanno ancora oltre.

Tutto dipende molto dall’utilizzo che si intende fare del dispositivo in questione. Va comunque ricordato che alcuni modelli di Chromebook sono facilmente aggiornabili e consentono di aggiungere memorie SSD della dimensione che desideri.

Se vuoi puntare forte sullo spazio di archiviazione, procurati un Chromebook con uno slot per schede SD e aggiungi fino a 512 GB (anche se 256 GB potrebbe essere un affare migliore per il rapporto prezzo/resa).