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Da Kyoto un comunicato stampa ha ufficializzato il decesso di Saturo Iwata, presidente e CEO di Nintendo.

In un lampo la notizia è apparsa su tutti i media del globo, mandando in lutto milioni di videogiocatori. Questo breve articolo potrà pertanto sembrare una piccola goccia in mezzo a un grande oceano, ma, nel mio piccolo, ritenevo doveroso ringraziare chi ha fatto nascere la mia passione per i videogame.

È infatti grazie a Nintendo e al suo Gameboy Color che alla tenera età di 7 anni sono venuto a conoscenza del mondo dei videogiochi, passione che non è mai cessata e che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza fino ad oggi, che di anni ne ho 20.

Proprio a quest’età Satoru Iwata stava frequentando il prestigioso Tokio Institute of Technology, dopo aver già dimostrato interesse per i videogame in gioventù quando tra i banchi di scuola programmava i suoi primi giochi. Riuscì a conseguire la laurea in informatica e a farsi assumere come programmatore dalla HAL Laboratory nel 1982, che da lì a poco sarebbe diventata partner di sviluppo per Nintendo, nonostante l’avversione della famiglia.

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Le sue incredibili capacità tecniche riscossero ben presto successo. Il codice creato dalla sue mani dette alla luce Ballon Fight, Kirby e Earthbound. Come se tutto ciò non bastasse, fu anche capace di ottimizzare sufficientemente Pokemon Oro/Argento così da implementare la regione Kanto alla già presente Johto, mossa impossibile per i dipendenti della Game Freak.

La sua ascesa fu irrefrenabile. Dopo dieci anni dalla sua assunzione, divenne presidente di Hal Laboratory e nel 2000 approdò alla Nintendo. Qualche tempo dopo, nel maggio del 2002, Iwata succedette a Hiroshi Yamauchi, diventando così presidente di Nintendo.

Prese le redini dell’azienda si impegnò a realizzare il suo più grande sogno, rendere i videogiochi accessibili a chiunque. Per farlo dovette abbandonare le linee guida dominanti dell’industria, che avevano caratterizzato l’azienda fino a quel momento.

Da questa idea apparentemente folle, nacquero Nintendo Wii e Nintendo DS, i successi più grandi della casa nipponica. Due console che facevano dell’immediatezza e non della potenza il loro punto di forza, riuscendo così ad attirare migliaia di “non giocatori”, senza però abbandonare gli storici fan della grande N.

Purtroppo la storia non si è ripetuta con la nuova generazione di console. Iwata ha dovuto fronteggiare la crisi economica e gli insuccessi commerciali, che avevano portato l’azienda in rosso per alcuni anni fiscali.rip_iwata_kirby_balloon__large

Il suo precoce addio non cambierà le sorti della società nel breve tempo. Lascia un’azienda completamente ristrutturata, con una solida base finanziaria, ma con una liquidità estremamente più ampia di come l’ha trovata, senza aver però effettuato tagli al personale e aver snaturato le emblematiche saghe.

Dal prossimo anno inizieremo a scoprire le ultime realizzazioni del ragazzo di Sapporo: NX, Quality of Life e i progetti mobile rappresenteranno il futuro di Nintendo, che ancora una volta tenterà di innovare senza però intaccare le sue radici.

A causa della prematura morte, Iwata è riuscito a strappare un altro, seppur amaro, successo: il presidente Nintendo, infatti, ha fatto parlare di sé tutto il mondo, facendosi ricordare come grande innovatore e non come un qualsiasi commerciante di giochi per bambini. I suoi rassicuranti sorrisi, la sua passione e la sua dedizione hanno stravolto nelle menti di ognuno il concetto stesso di videogioco, elevandolo a intrattenimento di qualità adatto a ogni generazione. Le sue idee hanno permesso a nonni, bambini e uomini di mezza età di giocare assieme e probabilmente è anche per questo che la notizia della sua scomparsa è stata riportata in brevissimo tempo dai maggiori giornali di tutto il mondo.

“I videogiochi sono destinati ad essere una sola cosa. Divertimento, divertimento per tutti”. Iwata è riuscito nel suo intento, a noi dunque non resta altro che accendere le nostre console Nintendo e dare vita a un mondo di emozioni.

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