Nella giornata di mercoledì Spotify ha pubblicato il suo primo report sui guadagni da quando è passata ad essere una società pubblica. L’azienda ha chiuso il trimestre con 75 milioni di abbonati paganti e un fatturato di 1.139 miliardi di euro (circa 1,36 miliardi di dollari). Un calo evidente, dato che la società contava 170 milioni di utenti attivi nel mese di marzo.

Spotify, la crescita non va affatto come previsto

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Questi risultati complessivi non possono essere considerati una sorpresa, in quanto Spotify stessa aveva fornito indicazioni piuttosto dettagliate sui guadagni del primo trimestre alla fine di marzo. Tuttavia, uno sguardo più attento ai numeri ha mostrato alcuni particolari che hanno fatto preoccupare anche Wall Street.

I ricavi di Spotify sono cresciuti del 26% su base annua, ma sono diminuiti dell’1% rispetto al trimestre precedente. Anche il prezzo delle azioni è sceso del 7,5% da quando Spotify ha fatto il suo ingresso nelle contrattazioni after hours. Gli stessi analisti si aspettavano dati piuttosto negativi, ma di certo non una caduta così evidente.

Il margine lordo di Spotify per il trimestre è stato del 24,9%, rispetto all’11,7% dello scorso anno, un cambiamento che può essere attribuito ai nuovi accordi della società con le principali etichette.

La perdita operativa dell’azienda è stata di 41 milioni di euro (49 milioni di dollari) per il trimestre. Ciò equivale a una perdita di € 1,01 ($ 1,21) per azione.

A deludere maggiormente le aspettative del brand è stata la stima riguardante gli utenti a pagamento: Spotify prevede di chiudere il secondo trimestre con 79-83 milioni di abbonati paganti, per un totale di 175-180 milioni. Alla fine del 2018, prevede di avere 92-96 milioni di abbonati paganti, così come 198-208 milioni di utenti attivi mensilmente.