sicurezza
“C’è un enorme buco nero nella sicurezza delle telecomunicazioni italiane. Una falla talmente ampia da mettere a disposizione di chiunque volesse attrezzarsi telefonate, sms, email, chat, contenuti postati sui social network.” In questo modo Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica annunciano quella che purtroppo è una dura verità.

La nostra privacy è decisamente a rischio e la sicurezza è terribilmente insufficiente, addirittura – dice Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza del gruppo Pirelli e Telecom – «Il problema non è se i dati vengano o meno copiati. Questo in fondo starebbe nelle cose, e al massimo bisognerebbe capire chi è che intercetta e perché“, dando praticamente per scontato che uno spionaggio delle informazioni degli italiani già sussista e che il vero quesito da porsi sia l’identità di chi compie tale crimine.

Italiani a forte rischio di spionaggio informatico

La situazione però si aggrava quando veniamo a sapere, sempre dallo stesso Giuliano Tavaroli, che “considerato il livello scarso di sicurezza di queste strutture, se fossero intercettate in Italia, oggi, non ce ne riusciremmo nemmeno ad accorgere», descrivendo così gli italiani come ingenue e ignare vittime di un furto che probabilmente si sta già perpetrando ai loro danni.

I punti più delicati dell’intero sistema comunque si rivelano essere gli Internet eXchange Point (IXP), ossia i luoghi dove sono riuniti i cavi che trasferiscono i dati degli utenti degli svariati Internet Service Provider (Alice, Tiscali, Fastweb, etc.), che purtroppo non dispongono di una sicurezza minimamente adeguata al ruolo che possiedono nel raccoglimento di un’enorme quantità di informazioni.

Addirittura però gli IXP, come dicono gli ispettori del Garante della privacy, «per svolgere la propria attività non hanno la necessità di trattare i dati personali degli abbonati o degli utenti e quindi (…) non assumono la qualifica di titolare del trattamento, in relazione alla quale il Garante potrebbe prescrivere loro direttamente le misure ritenute necessarie o opportune per rendere il trattamento dei dati conforme alle disposizioni di legge». Di conseguenza, essi gestiscono un’ enorme quantità di dati, senza che nessuno possa dire loro come uniformare tale trattamento a norma di legge.

In questa assurda atmosfera, dove le nostre informazioni sono alla mercé di tutti, tutti sono ignari di ciò e nessuno può fare nulla per questo, spero solo che gli italiani abbiano il buon senso di non fornire al ladro un altro mazzo di chiavi…