Al recente CES di Las Vegas, Samsung ha stupito i presenti concentrando la propria attenzione non più su prodotti specifici, quanto sulla sua visione integrata di come i vari device riusciranno presto a colloquiare tra di loro.

Insomma, anche se ai più la conferenza del big coreano potrebbe essere sembra più noiosa (complice la mancanza del fattore “wow” che spesso si è intravisto nelle ultime edizioni del CES proprio grazie agli asiatici), l’evento è stato tutt’altro che indifferente: Samsung ha infatti trascorso la maggior parte della sua ora di presentazione pubblicizzando ciò che la sta impegnando in questi mesi. Ovvero, l’Internet delle cose, o – come piace a chiamarlo Samsung – “l’intelligenza delle cose“.

“Crediamo che l’IoT dovrebbe … rendere la vita di un consumatore più semplice, liberare del tempo utile per permettere di fare le cose che amano” – ha esordito Kim Hyunsuk, responsabile delle divisioni elettroniche e di ricerca di Samsung, nella conferenza stampa della compagnia.

Naturalmente, anche in questo caso non vi è alcuna sorpresa. I CES degli ultimi anni hanno concentrato buona parte dei propri sforzi proprio sull’idea che nel prossimo futuro oggetti intelligenti si parlino l’un l’altro, dando pertanto vita a una tendenza che l’industria dell’elettronica di consumo sta spingendo con sempre maggiore insistenza.

La differenza è che, finalmente, nell’ultimo evento siamo riusciti altresì a toccare con mano che cosa si intendeva con le visioni degli ultimi anni, e non solamente con il divertito uso di molti assistenti vocali adottivi come Alexa e Google Assistant.

Certo è che ogni azienda ha una sua interpretazione. E Samsung, in questo scenario, non fa eccezione: per il produttore sudcoreano ci sono infatti tre aree per “l’intelligenza delle cose”: la connettività senza soluzione di continuità, il cloud e “l’intelligenza potenziata dalla tua voce che consente al dispositivo di funzionare in modo più intelligente e migliore per te” – ha poi aggiunto Kim.

In seguito a tale espressione di convincimento strategico, Samsung ha scelto di integrare i propri vari software basati sul web in un cloud centrale con il marchio SmartThings, che dovrebbe assicurare che ogni dispositivo possa essere connesso a Internet entro il 2020, oltre che integrato con il suo assistente vocale Bixby. Contemporaneamente, Samsung ha confermato che spingerà in prima persona lo sviluppo della tecnologia wireless 5G di prossima generazione per rendere le connessioni ancora più veloci e affidabili.

Il cloud intelligente di Samsung

Di qui, si arriva al nuovo dispositivo Samsung che nessuno di voi probabilmente riuscirà ad acquistare: il cloud intelligente.

Per poter arrivare a capire come opera questo sistema, non possiamo che partire dalle ultime analisi di Consumer Technology Association, secondo cui le vendite di dispositivi per la smart home raggiungeranno 40,8 milioni di unità e 4,5 miliardi di dollari di fatturato (con crescita del + 41% e 34%, rispettivamente, rispetto al 2017). I dati sostengono inoltre che le vendite di smartphone e TV aumenteranno ma, nel frattempo, lo faranno solo del 2%.

E proprio in questo contesto che entra in gioco il cloud di SmartThings, ovvero il modo in cui Samsung vuole connettere tutti i suoi dispositivi. Non certo un tema tecnicamente facile da spiegare, e probabilmente nemmeno qualcosa di così eccitante che condurrà i consumatori a correre nei negozi per aggiudicarselo.

Tuttavia, per Samsung è questo il cuore dei nuovi progetti. “È la colla che unisce tutto, non la grande caratteristica per cui i consumatori vorranno a tutti i costi” – ha dichiarato l’analista di Moor Insights & Strategy, Pat Moorhead.

Ma cosa attendersi dunque nel prossimo futuro, partendo da questo dato di base?

Probabilmente, riteniamo, Samsung concentrerà sempre maggiori sforzi sul lato software & servizi, piuttosto che sul fronte hardware (dove continuerà naturalmente a infondere ogni impegno). Proprio i primi, d’altronde, non costituiscono certamente il punto di forza del produttore coreano: il suo software operativo Tizen, ad esempio, non è mai decollato tra gli smartphone, ed è stato relegato a smartwatch e TV. Non solo: Samsung ha finito con il demolire anche molti dei servizi che aveva creato, come l’app WatchOn per lo streaming di video dai telefonini ai televisori, o i suoi servizi Samsung Media Hub e Milk Video. Perfino software che hanno ottenuto un discreto grado di popolarità, non sempre hanno funzionato come pianificato: un paio di anni fa SmartThing è stato ostacolato da anomalie che hanno causato diversi malfunzionamenti ai sistemi domestici intelligenti…