Annunciato durante la WWDC 2017, HomePod – il primo speaker intelligente firmato Apple – sarà disponibile da domani per i pre-ordini. Quali sono le differenze con Google Home o Amazon Echo? Arriverà anche in Italia? Proviamo a fare chiarezza.

homepod

E’ arrivato con oltre un mese di ritardo rispetto alla tabella di marcia, perdendo anche l’opportunità del lancio nel bel mezzo delle feste natalizie: HomePod, il primo speaker smart di Cupertino, è finalmente sul mercato. Domani, 26 gennaio, partirà la fase dedicata ai pre-ordini, il 9 febbraio il dispositivo arriverà nei negozi ad un prezzo di 349 dollari. Più o meno quanto preventivato.

C’è Siri (ma non possono essere effettuate direttamente le chiamate) con tutti i comandi correlati, ci sono impostazioni inedite sulla privacy (in assenza dell’utente “proprietario” diverse funzionalità vengono limitate), c’è soprattutto la ricerca di un audio di alto livello che possa fare la differenza.

Differenziarsi, è proprio questo che ha cercato di fare Apple. Come confermato dallo stesso Tim Cook, l’idea di fondo è quella di offrire sì uno speaker intelligente come i già citati Echo e Home che possa aiutare in molti frangenti, ma anche offrire finalmente un comparto audio all’altezza.

“La musica merita qualità, non ci si può accontentare di suoni gracchianti. Vogliamo che con HomePod ci sia un’esperienza immersiva in questo senso”, le parole del CEO di Cupertino. A dimostrazione di ciò, spiccano alcune specifiche tecniche: al di là dei 6 microfoni che renderanno il riconoscimento vocale precisissimo e del processore A8 a bordo, c’è da segnalare la presenza di 7 tweeters volti proprio a migliorare la qualità del suono. Interessanti anche i sensori che riusciranno a determinare l’ambiente circostante (pareti, mobili…) e di conseguenza a regolare i settaggi dell’audio proposto.

HomePod, insomma, è tutto da scoprire: peccato che verrà commercializzato per il momento solo in alcuni paesi (Stati Uniti, Regno Unito e Australia) e che Apple abbia annunciato l’arrivo in primavera in Francia e Germania. Sull’Italia neppure un accenno. Il timore è che nel nostro paese bisognerà aspettare la seconda generazione.