Benvenuti nel “Cantuccio di Guido”, dove i videogiochi e le chiacchere la fanno da padrone. Oggi parliamo di Free to play!

free to play
L’immagine parla da sola

Prima di iniziare, però, voglio specificare meglio

in cosa consista la formula “Free to play”. Come potete tranquillamente capire, la traduzione in italiano è: “gratis da giocare”, non c’è niente di meglio! In pratica, si tratta di un gioco disponibile gratuitamente per chiunque lo voglia. Ma, come in quasi tutto ciò che è gratuito, la fregatura è dietro l’angolo: alcuni contenuti infatti sono a pagamento.

Francamente però la cosa non mi infastidisce più di tanto; se infatti, in un ipotetico futuro, realizzassi un videogioco e non lo volessi far pagare, potrei tranquillamente aggiungere qualche contenuto a pagamento per avere una certa ricompensa per l’arduo lavoro compiuto.

Detto ciò sento il bisogno di fare una precisazione. Sul mercato esistono due tipi di free-to-play: nel primo è richiesto un pagamento per accedere anticipatamente a contenuti altrimenti fruibili solo in un secondo momento, nel secondo invece, tramite un acquisto, è possibile comperare determinate espansioni non accessibili in altro modo. Non ci vuole dunque un genio a capire che, in quest’ultimo caso, si viene a creare una disparità in partenza tra i vari giocatori (se vengo pagato, certamente dovrò pur darti qualcosa in cambio).

Ed ecco a questo punto che la domanda sorge spontanea: questo trattamento non va a distruggere il vero piacere del videogiocare? Cosa spinge a scaricare un gioco gratuito se si parte già in inferiorità contro un utente pagante?

Fatemi sapere la vostra nei commenti.

P.S.: vedete bene che non ho parlato di giochi a pagamento, i quali hanno pure un’ulteriore sezione di acquisti (vedasi gli ultimi capitoli di Battlefield per fare un esempio), poiché essi costituiscono un perfetto esempio di truffa legalizzata. Finchè però esisteranno persone a cui piace pagare profumatamente due volte lo stesso gioco, le aziende faranno i loro comodi.